Prenod lo spunto da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/29/londr...

per chiedere la vostra sull'argomento del titolo. Molti di voi sanno della mia mail art call sullo Stigma Sociale ( www.stigmamente.it ), quindi è una tematica che curo da un po' d itempo. Sinceramente pur apprezzando Debuffet non condivido il pensiero del dipingere coem se si fosse bambini, analfabeti o folli.
Insomma l'arte dei folli, non mi riferisco al lavoro di Prinzhorn e al museo di Heisemberg, è una grande strumantalizzazione che diventa un'altra forma di stigmatizzazione nei confronti della malattia mentale e la diversità in genere.
Per la cronaca van Gogh era bipolare, non schizofrenico...

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Risposte a questa discussione

"Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante" (Nietzsche)

Caro Luigi, confessando la mia ignoranza sull'argomento (sopratutto dal punto di vista clinico) posso parlarti della mia esperienza personale. Ho visto alcuni lavori realizzati all'interno di strutture dedicate alla malattia mentale quando ho realizzato un progetto d'immagine coordinata per un USSL, in cui tra l'altro stavano organizzando una mostra con questi lavori. In seguito ne ho visti altri in altre occasioni. Ti devo dire che le opere mi hanno spiazzato, per l'originalita' della realizzazione e dei soggetti: composizioni con colori dissonanti ma al tempo stesso con equilibri compositivi stupefacenti, immagini usuali realizzati con precisione iperrealista... Uno mi ha colpito in modo particolare, il soggetto era una semplice casa disegnata a mano libera, l'operatore mi ha spiegato che la persona che l'ha realizzata ha eseguito il disegno come se si trattasse di una costruzione reale. Ha disegnato fondamenta, struttura, mattoni poi e' passato al tetto, elle tegole e all'intonaco, proprio come una casa vera. Tutto questo fa riflettere. Se da una parte alcuni hanno visioni diverse, approcci nate da non immagino quali situazioni, dall'altra c'e' una ricerca verso la normalita' e il reale + reale...

Ciao Caludio ;-)
Beh meno male: almeno il tempo per lui, immagino un lungo degente, scorre piu in fretta. Ma non credo che la sua situazione di malato abbia fatto nascere in lui le capacità artistiche. E' coinciso che sapesse rappresentare e che fosse anche malato. Ed è stata una fortuna per lui e per te che l'hai conosciuto.
( a questo rigaurdo ossia artisti e folli ti segnalo questo link : http://www.mimesisedizioni.it/archives/000412.html )

Ciò che mi lascia molto perplesso è la strumentalizzazione, anche da chi si occupa di Arte con la maiuscola, diciamo, di usare sempre la solita solfa dello sterotipo dell'artista stupido ( autolesionista ) o bizzarro.
LA Becroft, nella sua prima perfromance si è dichiarata anoressica e poi ha fatto indossare i suoi abiti ad altre. Domanda: nulla togliendo al fenomeno italiano, avrebbe avuto la risonanza se la performance l'avesse fatta una con la quarta abbondante ? ( No perchè la mandavano a far direttamente televisione ;-) )

Insomma di rain man quanti ce ne sono ? Pochi, di autistici ? Molti di più e senza nessn dono particolare.
Quello autistico che riproduce le città lo pagano a prezzo d'oro. Gli altri beh meno male che c isono i manicomi...Magari è bravo, anzi di più, ma il giornale a tiratura nazionale su cosa fa notizia ?

Intervistando Giovanni Albanese, il regista di AAAAchille e scultore, si diceva questo: se non si lavora e anche sodo, in arte oggi non si combina niente. E mi vien da pensare che l'ispirazione, grande Nietzsche, è una cosa e son concorde col raptus, i demoni socratici e il borgogna cartesiano ( la bistecca hegheliana, no ) e anche il patos creativo di Sjoren. Arrivare a concretizzare un prgetto e far si che se ne parli è altro. Diversi addobbano il prorpio lavoro con una pseudo -pazzia, ma al massimo sono dei borderline. Se cosi non fosse vorrei sapere perchè Ligabue, Antonio, non lo si mostra tanto in giro.
La follia è redditizzia quando è falsa.

Ciao scusa la prolissità
Vien da pensare: il momento creativo cosa e'? Un attimo di corto circuito rispetto alla routine? Quel microsecondo in cui ti scatta l'idea, cosa e'? Gli assoluti non vanno mai bene. Non esiste la "normalità" e l'anormalità, si tratta di convenzioni. Certo e' molto piu' semplice dire "quello è matto" piuttosto di cercare di comprendere il perchè. La strumentalizzazione, è uno sport di moda, è un modo per omologare comportamenti non omologabili.
... oppure una presa di coscienza di una qualsivoglia alternativa al presente?
Uno squarcio di conoscenza che umilia, non in senso morale, ma etimologico ossia di ritorno al basamento ?
Una presenza cui si può resistere solo per qualche istante, dopodicchè diventa devastante ?
Oppure la fuga più astuta del Pensiero ?

E cosi che Dante incontra ET. Molti psicologi affermano che l'arte è sublimazione. Anche in reparto mi dicono che io sublimo. Non mi trova d'accordo. Secondo me l'arte è molto vicina al mito della caverna di Platone: afferri, percepisci, intuisci...a modo tuo, quindi assimilando e cerchi di comunicare. Dall'esterno però sembra non essere cambiato niente...

Si le convenzioni fanno le categorie, ma dei paletti occorrono, soprattutto se giornalmente si ha contatto con la diversità. Non lo dico in termini discriminatori, anzi. Pensa alle famiglie, anche quelle più aperte alla fine non cercano che la routine. La diversità per offrire ricchezza necessita di una larga base d'appoggio. La diversità può essere compresa dal singolo, ma è il gruppo che dovrebbe sostenerla.
Per me questa sarebbe una delel tappe dell'evoluzione dell'Uomo...

ciaoo

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