Ho ricevuto oggi un libro ordinato su internet.....uno dei vari cataloghi che riportano opere di artisti marginali, disadattati, o forse solo isolati, solitari...
Mentre mi accingevo a sfogliarlo, ho letto una e-una mail che illustrava una conferenza sull'assertività.
Allora ho visto un possibile nesso tra le due cose.... guardando anche la mia storia, proprio come in un collage, e allora la mia sintetica un po' sgangherata domanda finale è.... l'artista è artista perchè è "disadattato"? se si.... per scelta o..... involontariamente?
Conosco persone, artisti, che fanno dei bei lavori, magari senza attrezzatura appropriata, e poi fanno fatica a separarsene, e aggiustano biciclette e neanche riescono a sopravvivere.... c'è un pozzo sul quale noi malmostosi continuiamo ad afffacciarci ma forse non ne vorrei un altro...
L.
LA E-MAIL
IL LIBRO
Monika's Story A Personal History of the Musgrave Kinley Outsider Collection
Monika Kinley
[£15.00, 237pp, Musgrave Kinley Outsider Trust]
testo originale presentazione:
http://www.stridemagazine.co.uk/2005/Nov%202005/goodland.outsider.htm
stralcio
............L'Outsider Art è non (come ritenevo con disinvoltura prima di leggere questo libro) semplicemente lavoro da malati mentali. Esso è opera di gente così totalmente impegnata nella propria visione, genio, bisogno per creare, ma che tuttavia si desidera esprimere, che tutto il resto della loro vita è escluso............................. Un Outsider Artist è una persona che per qualsiasi motivo (e non è una coincidenza che gran parte di loro siano della classe operaia) non solo non è stato a scuola d'arte, ma che mostra nessuno o poco interesse nel promuovere il proprio lavoro, di effettuare i collegamenti con le persone "giuste". Gli Outsider artist sono semplicemente artisti il cui impegno per l'arte è così totale che essi non presentano quasi nessun interesse alla carriera. Alcuni di loro hanno un lavoro, molti sono in grado di tenere sia lavoro subordinato che la loro arte; alcuni di loro, più tardi nella loro vita, sono in grado guadagnarsi da vivere dall'arte che producono. La parola 'Follia' compare spesso, ma non possiamo semplicemente vedere l'Outsider Art come una sorta di epifenomeno di malattia mentale; un’idea simile, è teorica, superata e superficiale quanto l’atteggiamento dei turisti del fine settimana che visitavano l’Istituto Bethlem nel XIX secolo, per incontrare l’opera d'arte con curiosità, interesse, ma anche scherno.
Monika Kinley è la vedova di Victor Musgrave, il mercante d'arte che per primo ha coniato il vocabolo Outsider Art per il pubblico britannico, riprendendo il termine francese, Art Brut, di Jean Dubuffet. Musgrave ha iniziato a raccogliere l'arte di questo tipo e istituito le prime mostre di arte “Outsider"(ai margini). E’ stato particolare commerciante, allo stesso tempo con buonsenso finanziario, promotore e acquirente dei pezzi giusti, e in grado di affrontare con sensibilità le esigenze degli Outsider artisti, persone, per lo più che sembrano avere nessuno o poco desiderio di fama e che facilmente potevano essere o sono stati sfruttati sia finanziariamente che feriti da troppo "riconoscimento". L'autrice racconta la vita di Victor e del suo impegno, e fa un resoconto con brevi ma illuminanti biografie di 20 o 30 degli artisti rappresentati nel libro (anche se ci sono molti altri artisti che hanno lavori raffigurati nel libro ma non biografie, a volte, perché già famose, o perché Monika Kinley non ha avuto contatto personale con loro). Segue una selezione di 55 tavole, arte che per me è stimolante e provocatoria come poco altro prodotto dalla YBA (Young British Artists, gruppo di artisti “aggiornato e curioso” degli anni 90).
il contenuto di prosa di questo libro è personale e non-analitico e sembra invitare a chiedersi cosa sia l'Outsider Art in termini di estetica, una domanda che la Kinley non affronta. La varietà dell'arte presentata tuttavia sembra rendere questo impossibile. In alcuni artisti si sente ancora molto il 'contemporaneo' in termini di flusso di arte concettuale, anche se forse potrebbe essere il contrario; potrebbe essere che in alcuni artisti la peculiarità dell’arte concettuale può nascere dal riconoscimento che la 'follia' della visione “dai margini” è spesso una riflessione più vera delle possibilità d'arte moderna come rappresentazione. Si noti come molte delle più riuscite opere YBA si confrontano con il tema della malattia mentale anche nelle proprie vite oltre che nel proprio lavoro. Che è un punto di forza, ma nell'arte concettuale c'è la consapevolezza che c'è un senso di ironia o intelligenza (forse inevitabile: se siete stati a scuola d'arte o avete ricevuto una buona educazione, non c'è nessun riparo da millenni di storia dell'arte precedente). Come il termine francese suggerisce Art Brut, esso è spesso conflittuale e tagliente. Questo è possibile perché non è ancorato ad una tradizione: un Outsider artist può rivendicare la visione interiore senza mentire..................
Giles Goodland © 2005
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... A mio avviso ... l'arte ha molte facce, e tanti sono i modi per arrivare ad essa... metà dei mie anni "artistici (?) " li ho impiegati a capire chi sono...cosa voglio... non cosa produrre... e ancora non l'ho capito bene: il mio fare consiste nel "mettere a fuoco" la mia visione .... ti abbracio . bruno
tutto questo giro di parole (il mio lungo post) per focalizzare ancora una volta che l'arte è panorama interiore .............
© 2013 Creato da Claudio Romeo.
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