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Alle 16:55 del 11 dicembre 2008, vittore baroni ha detto...
mh, il tuo email nel profilo non l'ho trovato, l'intervista mi andava di completarla subito quindi te le allego qui, se la vuoi su file separato scrivi al mio email vittorebaroni@alice.it

Quando e come hai conosciuto Gianluca Lerici aka Prof. Bad Trip? Hai conosciuto prima lui di persona o i suoi lavori?
Lo portò a casa mia un amico comune, Tingis, un suo ex-compagno di Accademia d’Arte e artista/musicista industriale, intorno alla metà degli Ottanta. Gianluca aveva da poco pubblicato mi pare il primo numero della sua fanzine Stanza 101, me ne consegnò una copia in quell’occasione e lì vidi per la prima volta i suoi disegni e collage. Non occorreva essere dei geni per capire a prima vista il talento e la singolarità dei suoi lavori. Credo che lui fosse curioso di conoscermi, sia perché aveva sentito parlare della mail art e del mio archivio, sia perché avevo collaborato in diverse cosette con Massimo Giacon (TRAX, ecc.), un disegnatore che anche lui ammirava moltissimo. Dato che tra La Spezia e Forte dei Marmi (poi Viareggio) non c’è molta distanza, ci siamo rivisti abbastanza spesso, con Gianluca e Jenna.

Quando hai capito che il suo nome stava diventando noto anche nel mainstream?
Non ho mai pensato per un solo secondo, dopo aver visto come lavorava, che i disegni di Gianluca non sarebbero stati presto familiari a tutti non solo su pubblicazioni sotterranee ma anche in edicola. Mi è parso del tutto naturale trovare fin da subito suoi collage sulle pagine di Frigidaire, oltre che su Decoder e altre fanzine. Direi anzi che in generale, mi aspettavo un successo molto maggiore, anche se vanno messe di conto le difficoltà oggettive ad emergere dalla provincia, con un discorso artistico così radicale, in un momento in cui quasi tutte le principali riviste a fumetti entravano in crisi.

Come mai secondo te la scelta di lavorare con la Mondadori?
Più che una scelta si è trattato di un’occasione fortuita, perché una conoscenza di La Spezia di Gianluca (Giacomo Callo) è finito a fare l’art director da Mondadori, e stimandone il lavoro ha proposto di usare delle immagini per alcune copertine. Dato che Gianluca non aveva altre forme di introito al di fuori della sua arte, sarebbe stato piuttosto idiota rifiutare un lavoro discretamente retribuito come quello. Comunque, Gianluca non era quello che si definirebbe un “purista” o un fondamentalista dell’underground, era una persona sveglia e capace di leggere la realtà.

Cosa ne pensi della sua coraggiosa scelta di non avere copyright sopra le sue opere?
Mah, sei sicuro che sia davvero così? Per quel che ne so, pur simpatizzando con l’area culturale che ha partorito la filosofia Creative Commons e altre innovazioni in materia di diritti d’autore, non mi pare che i lavori di Prof. Bad Trip, salvo forse alcuni casi specifici, fossero “no copyright”. Gianluca era un tipo pratico, sapeva benissimo che le probabilità di essere fregato (leggi, non pagato) da un editore o situazione di movimento sono uguali se non più alte rispetto ad un editore “mainstream”. A volte lasciava correre, a volte giustamente si incazzava quando scopriva di persone che, magari senza neppure avvisarlo, usavano sue immagini per fanzine, riviste, libri o addirittura t-shirt (“almeno me ne mandassero una copia…”, era solito dire).

Hai mai collaborato con lui? Se si, in che modo?
Abbiamo fatto parecchie cose assieme, sia progetti in ambito di mail art (francobolli, magliette, performance, ecc.), sia storie a fumetti, strip e tavole. Vista la sua bravura, ho coinvolto Gianluca fin da quando ci siamo conosciuti in illustrazioni per articoli e nella rubrica “Trash” per Rockerilla, su cui scrivevo all’epoca, poi c’è stata una striscia su Rumore e qualche storia a fumetti con mia sceneggiatura apparsa qua e là (in parte raccolte nei due volumi postumi su Bad Trip pubblicati di recente dalla ShaKe). Di solito gli inviavo le sceneggiature per posta e lui pensava al resto, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda quindi non servivano molte spiegazioni o contrattazioni, a volte capitava di trovarci a casa mia e di ragionarne un po’ assieme, ma più che altro preferivamo scambiarci informazioni sulle nostre ultime scoperte in fatto di fumetti, musica, cinema. Sapevamo di poter contare su un appoggio reciproco, quindi poteva accadere che lui mi chiedesse un’introduzione per il suo Almanacco Apocalittico (firmata come Luther Blissett) o che io e Piermario Ciani gli commissionassimo disegni per qualche progetto delle nostre AAA Edizioni (ad es., un libro di cartoline da staccare, Freak Show, che dovevamo pubblicare assieme ed è rimasto purtroppo incompiuto).

Il nome d'arte di Gianluca deriva dalla brutta esperienza che una persona fa con l'acido lisergico. Quanto e in che modo pensi che le droghe abbiano influenzato la sua arte e quanto sta influenzando la tua?
Gianluca ha anche insegnato in alcune occasioni a studenti di scuole d’arte, credo sia nato così il nome Professor Bad Trip, è un modo distopico di definire un insegnante… Non credo che il fumo, il vino o altre occasionali sostanze psicotrope abbiano mutato più di tanto l’imprinting creativo di Gianluca, che nel suo caso come in quello di tanti si è formato negli anni dell’infanzia con immagini arrivate agli occhi (gli EC Comics, Magnus, MAD, Cannibale…) e suoni arrivati agli orecchi (il beat, la psichedelia, il punk hardcore, ecc.). Stesso dicasi per me, che perdipiù non bevo e non fumo.

Ginsberg o Burroughs? E perche'?
E’ molto difficile separare la storia di Ginsberg da quella di Burroughs, ma ovviamente nel caso di Gianluca e del periodo, primo Novanta, in cui lui ha realizzato la versione a fumetti del Pasto Nudo, il secondo era visto molto più come un guru, un visionario che aveva precorso tutte le tematiche care al mondo cosiddetto cyberpunk (in Italia più che altrove): mutazioni genetiche, saghe spaziali apocalittiche, tecnologie del controllo e via dicendo.

Dick o Sterling?
Non è neppure da mettere in discussione, Dick era un genio e Sterling al confronto solo un portaborse nell’ufficio temporaneo pratiche cyberpunk.

Punk o techno? Quanto il Prof. e' stato influenzato dal punk e quanto dalla techno e in che modo?
Ci sono molti generi di punk e di techno, Bad Trip prediligeva in entrambi i casi i gruppi più trash, magari tecnicamente meno dotati ma capaci di un approccio viscerale, sporco e intenso alla materia sonora. Aveva una collezione, soprattutto in vinile, che utilizzava nei suoi dj set eretici, in cui mescolava canti dei partigiani e tormentoni techno con melodie di due note.

Gianluca ha sempre deciso di vivere nella provincia. Quanto secondo te il posto in cui si vive influenza un artista? Meglio la provincia o la metropoli? Almeno per te...
Non credo che poi cambi moltissimo, alla fine sei solo col tuo lavoro nel momento di creare, la città offre una maggiore varietà di stimoli ma anche maggiori distrazioni, direi che in tutti e due i casi difetti e pregi si compensano. E’ anche un fatto di abitudini di vita, non credo che né io né Gianluca avremmo amato vivere continuativamente in una grande metropoli, molto meglio andarci solo quando c’è l’occasione, per una mostra o un concerto o un breve soggiorno.

Secondo te quali sono le caratteristiche comuni tra l'arte psichedelica degli anni Settanta e quella del Prof.? E con Guarnaccia?
Bad Trip considerava Matteo un fratello maggiore o giù di lì, il campionario del fumetto e dell’arte psichedelica (i comix USA di fine Sessanta, i rock poster e quel che è seguito) faceva parte del DNA di Gianluca che però, a differenza di tanti copisti che ancora si vedono in giro, traduceva qualsiasi motivo d’ispirazione nel suo linguaggio assolutamente personale e attuale. Niente figli dei fiori in rapita contemplazione insomma, ma casomai degli zombi col cranio scoperchiato.

Che cos'e' per te la mail art e qual'e' stato il contributo di Gianluca?
Opero nel circuito dell’arte postale da oltre trent’anni, ho pubblicato quattro libri sull’argomento con AAA e un centinaio di numeri della mia rivista Arte Postale!, ci vorrebbero insomma molte pagine per spiegare cos’è la mail art quindi me la cavo con una battuta: è un social network planetario che ha iniziato a funzionare trent’anni prima di Internet, molto motivato e coeso, una comunità allargata più che un movimento artistico, libero alla partecipazione di chiunque e senza finalità commerciali. Gianluca è rimasto subito molto incuriosito quando gli ho mostrato materiali dal mio archivio, ed ha saltuariamente praticato l’arte per corrispondenza, creando i suoi francobolli, timbri, adesivi e tutto l’armamentario del genere. Mi pare che il suo momento più produttivo dal punto di vista postale è stato negli anni in cui abitava a Castelpoggio, un paesino sulle montagne sopra Carrara: la distanza da tutto e tutti probabilmente acuiva il suo bisogno di contatti.

Avevi dei progetti futuri con lui? Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ovvio che quando una persona scompare, poi ti penti di non aver mai fatto questa o quella cosa. Ad un certo punto ho smesso di pensare a scrivere sceneggiature per Bad Trip perché mi pareva che se la cavasse molto meglio coi quadri che coi fumetti, da un punto di vista economico prima ancora che artistico. Ora mi pento di non aver fatto di più, ma è successo lo stesso col mio collega Ciani, anche lui scomparso prematuramente. Continuo con le mie storie di progetti collettivi in rete, arte effimera e musiche bizzarre (il nono album delle Forbici di Manitù è in attesa di stampa), ma senza loro due, anche quando non ci penso, c’è da qualche parte un senso di vuoto.

Quanto il plagio e' stato gia' codificato e riutilizzato dal mondo dell'arte?
Parecchio, pensa che negli anni Ottanta e Novanta ci sono stati perfino dei movimenti artistici ispirati al Plagiarismo, e varie correnti di ricerca musicale, come quelle che si diramano dalla Plunderphonia di John Oswald o dal lavoro dei Negativland. Era una sorta di post-modernismo al quadrato, meno fighetto e più stradaiolo e provocatore, una direzione di pensiero a cui AAA Edizioni ha dedicato un’antologia di saggi, Falso è vero - Plagi, cloni, campionamenti e simili (1998), con appunto Oswald, Negativland, Blissett, Bifo, Stewart Home e tanti altri. Mi pare che quel tipo di spinta si sia oggi in buona parte esaurito, forse è tornato il momento di proporre concetti e contenuti ineditii, più che lavorare sulla decostruzione del passato.

vittorebaroni@alice.it
Alle 15:50 del 11 dicembre 2008, Maurizio Follin ha detto...
Ciao
nel darti il bentrovato in DodoDada vorrei invitarti a partecipare al mio progetrto 2008

CONCEPTUAL CONTINUITY

Quel sottile filo che, al di fuori ed al di sopra dei singoli progetti e delle esperienze personali, unisce l'opera di Ray Johnson all'attuale Mail Art
That tenuous thread that, outside and above individual projects and personal experiences, connects the work of Ray Johnson to the current Mail Art

Formato: libero / Format: free
Tecnica: libera / Technique: free (2 & 3 dim., music, video, performance, poetry and small stories)
Catalogo on-line su sito: / On line catalogue on the website: http://itsonlymailartconcept.blogspot.com/

Scadenza / dead line: 12-2008

I lavori vanno spediti al seguente indirizzo: / Works should be sent at the following address:
Maurizio Follin, Via M.te Cervino, 27
30173 Favaro V.to - Venezia - Italy

Indicando nome, cognome, nazionalità ed indirizzo dell'artista + indirizzo e-mail ed eventuale sito web / please insert name, surname, country, address + e-mail address and web site if exist.
Tutti i lavori devono essere spediti per posta con francobollo postale. All works must be send by post with postage stamps.
Le opere ricevute non saranno restituite / Works of art we receive won't be given back.

Per ulteriori informazioni : http://itsonlymailartprog.blogspot.com/
For more information : http://itsonlymailartprog.blogspot.com/

IT’S ONLY MAIL ART
http://itsonlymailart.blogspot.com/

Grazie
Maurizio
Alle 13:35 del 11 dicembre 2008, vittore baroni ha detto...
mi spiace non essere stato disponibile per la video intervista, rispondo appena possibile alle tue domande e te le invio in privato, il mio email è vittorebaroni@alice.it
ciao,
V.
 
 

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