michele lambo
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10 Gen 2011
Mariano Bellarosa ha lasciato un commento su michele lambo
"Ciao Michele mi ha fatto molto piacere conoscerti, spero di avere la possibilità di incontrarti di nuovo presto e riprendere la nostra chiacchierata (interrotta da mio figlio piangente.....con la domanda " Perche le poesie sono tristi?…"
27 Set 2009
Pierpaolo Limongelli ha lasciato un commento su michele lambo
"Buon compleanno!"
22 Set 2009
michele lambo ha pubblicato un video

BOLERO

02:22
2 Ago 2009
Daniela Frongia Jana'S ha lasciato un commento su michele lambo
"Ciao, grazie Michele"
24 Giu 2009
michele lambo ha lasciato un commento su Daniela Frongia Jana'S
"ciao, benvenuta"
23 Giu 2009
silvia ha lasciato un commento su michele lambo
"grazie per i complimenti e se vuoi vedere di più e magari votarmi.. http://www.celesteprize.com/artwork/ido:26772/ grazie a presto Silvia"
22 Giu 2009
michele lambo ha lasciato un commento su silvia
"belli i tuoi lavori"
20 Giu 2009
michele lambo ha lasciato un commento su silvia
"Grazie a te. Anch'io chiedo scusa per il ritardo"
20 Giu 2009
silvia ha lasciato un commento su michele lambo
"Grazie della tua richiesta e scusa il ritardo nella mia conferma. Piacere ciao Silvia"
6 Giu 2009
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"Grazie Michele per l'amicizia un saluto"
24 Mag 2009
Claudio Romeo ha commentato il video di michele lambo
Anteprima

poesia metropolitana

"Ottimo lavoro, non dimostra i suoi 25 anni! Ciao Claudio"
15 Mag 2009
Christine Tarantino ha lasciato un commento su michele lambo
"ciao e grazie MICHELE!"
15 Mag 2009

Informazioni sul profilo

Da quanto tempo fai Arte postale (mail art)
1 anno
"Parlo" un po' di me...
Per una “lettura” di Michele Lambo
Proprio per comodità analitica provo a classificare
Michele Lambo uno scultore, ma uno scultore sui
generis, un artista, cioè, che lavora a tre dimensioni
e che tuttavia è fortemente tentato da una presunta
superficie piatta, bidimensionale del supporto, che
deve contenere iscrizioni. Michele, in altre parole, è
uno tra i primi scultori che “scrive”, che cioè incontra
e intriga i segni della scrittura dentro una congerie
discretamente pronta a subirne tutta la tirannia.
E’ ormai accertato, perfino in un recente seminario
organizzato dalla Biennale Internazionale di Venezia
intitolato “Lo scambio tra le arti del Novecento”, il
carattere eclettico dell’arte del nostro secolo, non già
per la miscidazione degli stili; quanto piuttosto per certi
insistiti sconfinamenti di e tra linguaggi diversi. Ci sono
pratiche artistiche, ancora in atto come la “Poesia
Visiva”, che dagli inizi degli anni ‘60 compiono interazioni
tra la parola e l’immagine, o come il “libro d’artista”,
che situa la scrittura e quant’altro - magari
attuandone una regressione semantica alla maniera
della “Poesia Concreta” - in formazioni a struttura geometrica
sopra supporti plastici, rigidi, allusivi ad altri
oggetti che solitamente ospitano scritture: libri, lapidi,
insegne, ecc. Recentemente ho ideato e curato la mostra
“Musica e no”, che documenta, appunto, la combinazione
tra l’arte dei suoni e delle sue proprie scritture,
della musica e delle sue icone o del suo valicare
oltre i suoi “specifici”, invadendo aree perfino pittoriche.
Ebbene, credo che Michele Lambo, istruito e
affascinato da tutto questo, in questa tendenza delle
arti si riconosca. Non è senza qualche ragione che io
sia convocato, insieme ad altri suoi esegeti, a testimoniare
con questo scritto non già la sua appartenenza
al settore, ma la qualità del suo lavoro.
Nel caso di Michele, quella sua attività estetica che
ho definito scultorea non si potrebbe a rigore chiamarla
precisamente linguaggio. anche se le funzioni
cui assolve sono, appunto, assolte da quella sorta di
“insiemi” che sono i suoi oggetti, come accade nel
cinema. Nell’arte, si sa, la funzione poetica non
annulla le altre ma le domina gerarchicamente: tutto
le materie, le forme, i segni - parla di sé e delle sue
relazioni interne, della sua organizzazione sintattica.
L’antica classificazione “funzionalistica” di Roman
Jakobson, anche se ormai in disuso presso i semiologi,
ci consente tuttavia di considerare il valore estetico
come qualcosa che, pur riconoscendo le cose,
le trascende. L’artista - com’è il caso di Marcel Duchamp -
attua uno “spostamento (“ostranenje”, secondo
i formalisti russi) delle cose, e situa in contesti
e rituali estranei alle loro funzioni primigenie e ai
loro riti consueti. Michele, tuttava. non compie l’atto
estremo del più estremo dei dadaisti, non avoca a
sé il potere demiurgico che, nella filosofia platonica,
è il potere dell’artefice del mondo che ordina la
materia informe ad immagine e somiglianza di una
realtà ideale, come poteva accadere nei rituali comunicativi
dei primitivi linguaggi “ostensivi”, bensì
maneggia le materie con la praticità dell’artigiano,
trasforma e crea ie cose. lntanto proviamoci a fare una
veloce tassonomia dei materiali
impegnati nelle tavole di Michele:
questi “insiemi”, come ho detto, sono - scusandomi
per la tautologia - assemblati per addizione,
cioè plasmati (e non “cavati”
come invece voleva Michelangelo).
Michele, prima ancora delle regole compositive, fa la
prima opzione delle materie, al tempo stesso significanti
e significate: legno, spago, sabbia, gesso ferro,
piombo, cemento e lettere tipografiche. Ecco che
quest’elenco suggerisce a prima vista certe qualità
di ciò che deve andare a farsi opera.
Per meglio dire, fin dalla scelta delle materie, prefigura
l’esito finale del lavoro, cioè trasferisce certe qualità
delle materie all’opera. E’ in questo senso che
citavo la dicotomia saussureana del segno linguistico
assunta qui dalle materie: significanti (che esibiscono
le cose) e significate (che con esse indicano
un senso). Non vorrei troppo azzardare chiamando
quest’opzione “categoriale”, cioe decisiva e preordinata
ad un fine.
Il Nostro sceglie, dunque, l’opacità, la duttilità,
la plasticità. E dove sia compatibile
con la natura dei materiali
medesimi, stende un velo di quella sostanza
principe della pittura che e il pigmento. Ma è un
pigmento fatto di sostanze terrose che coprono i
supporti e li intridono, che aggrumano la sabbia, che
intonano cromaticamente il tutto. Non potrà sfuggire
allo spettatore l’evidente traslato metaforico: dal terriccio
alla Terra, al pianeta origine e destino delle
sostanze e delle opere umane. Proprio la scultura,
che pareva da sempre destinata ad incontrare la luce
rammenta quì le sue antiche apparenze cromatiche.
Sappiamo, e non da molto tempo, che la statuaria
greca era dipinta. Tutte le vecchie metafore della
letteratura critica che invocano il candore, la purezza,
la suprema chiarità, ecc., che potrebbero forse essere
più giustamente allusive in epoche attuali, sono
state retroattivamente ricusate. Ma in questo caso,
nel caso di queste tavole di Michele, ripeto, la luce
che le incontra non le solleva da terra, ma anzi ve
le riconverte ché il volo di queste cose, pur sollevandosi
a dignità di simbolo, è, per dirla con Eugenio Montale,
“della razza di chi rimane a terra”.
Le forme, seppure prigioniere dei pigmenti,
faticosamente mostrano alcune sicure epifanie.
Ne fanno fede i titoli: “Pronaos”, “Testo di legno”,
“Off/On”, “Arché”, “Dike”, “Metascrittura”, “Nomos”,
“libro/farfalla”, ecc. E’ già il primo atto ermeneutico
suggerito dall’autore e in quanto tale del tutto
arbitrario ma che potrebbe indirizzare ogni
interpretazione successiva. Evidentemente, si fa per
dire, questi oggetti a mezzo tondo, forse in virtù di
quella tirannia delle lettere tipografiche saccheggiate
in qualche vecchia linotipia, ammiccano al libro, ad
un libro non scritto, ma formalmente simulato e titolato
e che quindi nasconde un segreto, come scrive
Franco Spena, il migliore commentatore dell’opera
di Michele Lambo.
Tempo addietro, per un poeta milanese che mi chiedeva
una prefazione ad un suo libro, avevo estratto un
detto di Oscar Wilde dedicato alle donne: “Le donne
non hanno niente da dire ma lo fanno così bene”.
Il poeta forse non ha gradito, ma ha capito dopo
l’ntenzione mia di concludere che si trattava di un
esercizio pittorico, ii suo, e non propriamente letterario.
Si sa, per antica consuetudine iogica, che anche
le cose prive di senso un senso ce l’hanno. Sta a
noi, esegeti o semplici iettori, per conciudere, cogliere
questa tensione verso il senso indicatoci da
Michele: percorrere mentalmente, tento di capire, il
Principio, la Legge, il Tempio, la Giustiria, la Misura...
L’opera, quindi, vuole paradossalmente essere attraversata
dalla sua... didascalia, come nella musica
dove i segni all’inizio o nel corso di ogni partitura,
indicano agli interpreti la scala. la tonalità, i tempi e i
modi... Certamente, gli argomenti introdotti dai titoli
di queste tavole, questi temi così solenni ai quali
sono stati eretti sublimi monumenti simbolici, hanno
avuto il libro come luogo (anche nel senso di logos)
sacrale. II titolo perciò non ha niente di descrittivo o
referenziale, bensì un senso ottativo, come per tutta
l’arte (che io considero un’attività desiderante) anche
la più rappresentativa. Dalle profondità della terra o
della storia Michele ci addita una suprema allegoria,
una selva di simboli inesplicabili ma sicuramente
umani di chissà quale perduta o futura condizione
della nostra cultura.
“Anche il silenzio è parola”.
Eugenio Miccini

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Post aggiunto il 5 Maggio 2009 alle 11:38 0 Commenti

ROMA
Torretta di ponte Milvio
8/10 maggio 2009
inaugurazione 8maggio ore 18


artisti in mostra

Calogero Barba
Lillo Giuliana
Michele Lambo
Giuseppina Riggi
Franco Spena
Agostino Tulumello

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Alle 17:48 del 22 Settembre 2016, TIZIANA BARACCHI ha detto...
Alle 15:45 del 27 Settembre 2009, Mariano Bellarosa ha detto...
Ciao Michele mi ha fatto molto piacere conoscerti, spero di avere la possibilità di incontrarti di nuovo presto e riprendere la nostra chiacchierata (interrotta da mio figlio piangente.....con la domanda " Perche le poesie sono tristi? "
un abbraccio
a presto
Alle 18:16 del 22 Settembre 2009, nuriaMetzli ha detto...
Ma dai! mi da un piacere poterti dare gli auguri! che passi bellissima giornata!!
Alle 15:17 del 22 Settembre 2009, Pierpaolo Limongelli ha detto...
Buon compleanno!

Alle 14:52 del 10 Agosto 2009, nuriaMetzli ha detto...
Ciao Lambo, cari saluti!
Alle 19:50 del 24 Giugno 2009, Daniela Frongia Jana'S ha detto...
Ciao, grazie Michele
Alle 19:43 del 22 Giugno 2009, silvia ha detto...
grazie per i complimenti e se vuoi vedere di più e magari votarmi..
http://www.celesteprize.com/artwork/ido:26772/

grazie
a presto
Silvia
Alle 22:39 del 17 Giugno 2009, Rossana Cagnolati ha detto...
Ciao scusa il ritardo per l'amicizia, è un periodo intenso di lavoro e purtroppo sto sacrificando un po' la mia attenzione qua. Un sorriso, roxx
Alle 23:15 del 6 Giugno 2009, silvia ha detto...
Grazie della tua richiesta e scusa il ritardo nella mia conferma.
Piacere
ciao Silvia
Alle 17:31 del 24 Maggio 2009, virginia milici (virgy) ha detto...
Grazie Michele per l'amicizia un saluto
 
 
 

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