CI SIAMO TIRATI SU LE MANICHE
ADESSO
NON TIRATECI GIU’ LE BRAGHE
Come è passato il messaggio della gloriosa fine della rivoluzione libica e quello dell’instaurazione della democrazia dopo la rivolta araba, così sta passando il messaggio che in Emilia, grazie alla volontà ed all’abnegazione delle genti emiliane, le cose sono praticamente già sistemate: le scosse ormai sono cessate, l’emergenza è finita, la gente sta rientrando nelle case e le fabbriche hanno ricominciato a produrre. Ora si può pensare a ricostruire torri, chiese e campanili.
Non è vero nulla! Le scosse si sono attenuate, ma nessuno ci dice che il fenomeno non sia ancora in atto, come si è attenuata la paura che ha fatto rientrare parte di coloro cui è stata dichiarata agibile la propria abitazione, gli altri, coloro che hanno avuto una dichiarazione di temporanea inagibilità hanno affittato container abitativi o hanno acquistato casette di legno da sistemare nel giardino o nell’orto, chi non ha spazi adatti è ancora in tenda, con quelli che la casa non ce l’hanno più. Gli spazi circostanti i centri storici sono diventati un mercato fisso, pochi i commercianti che hanno riaperto nelle loro sedi spesso in prossimità dei centri spopolati. Banche, uffici postali, commercialisti, centri servizi e sindacati espongono striscioni e bandiere davanti ai container. I soli centri istituzionali sono i COC (Centro Operativo Comunale), delle opposizioni, spesso assai chiacchierone, neppure l’ombra, né un centro d’ascolto né un gazebo per mantenere il contatto con i bisogni della gente. In compenso già si rilasciano interviste da parte di rappresentanti politici balnearizzati nelle quali si critica la gestione centralizzata del Commissario Unico, e si invoca il ricorso alla decentralizzazione, alle istanze della gente, ad un allargamento della decisionalità che dà l’impressione di voler rendere difficile il controllo e di dare la possibilità a tutti di mettere le mani sul malloppo attraverso le rappresentanze politiche locali. Intanto i cittadini che chiedono dichiarazioni e certificazioni spesso si scontrano con lungaggini e doppioni burocratici che creano insuperabili imbuti per non dare risposte certe. Si attende sempre un decreto che intanto viene rivisto, emendato e ritardato, mentre alcune amministrazioni comunali, si difendono col dire che è il loro primo terremoto.
Chi ha avuto la casa distrutta vive di supposizioni: un prefabbricato in legno? La possibilità di ricostruire in modo antisismico? Magari riutilizzando i materiali recuperati dai crolli i quali non è ancora chiaro se dovranno essere rimossi e smaltiti a carico dei proprietari. Chi ha avuto danni ingenti è corso ai ripari per evitare di perdere totalmente i fabbricati, ha effettuato interventi di consolidamento immediati senza sapere se gli verranno riconosciuti contributi, gli altri attendono una normativa che li disciplini e sperano che non si verifichino nel frattempo nuove scosse. Gli ospedali non ci sono più, le case di riposo sono inagibili, i degenti spalmati sul resto del territorio regionale ed anche oltre, le scuole riapriranno con possibili turni per le lezioni, per gli asili il problema è minore, molti genitori non hanno più lavoro o sono in cassa integrazione quindi potranno accudire loro stessi ai piccoli.
E’ tutto un fiorire di magliette che inneggiano all’orgoglio emiliano per raccogliere fondi che non si sa bene ancora da chi dovranno essere gestiti ed a cosa potranno servire (e le illazioni negative non mancano), indossare il proprio orgoglio è pienamente legittimo e serve a rincuorarci un poco ma purtroppo queste manifestazioni contribuiscono a far passare il messaggio che ormai abbiamo bisogno di poco per tornare ad una normalità che viene vista come la restaurazione della situazione precedente al sisma, che invece non avverrà mai più.
Mabi Col ha risposto alla discussione di Bruno Cassaglia mail art e... giovane arte contemporanea
© 2013 Creato da Claudio Romeo.
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