Dodo/Dada ARTE POSTALE

_________Rete italiana di Arte Postale_______

Claudio Romeo

MASTELLA E LA MAIL ART!

Sfogliando il Corriere della Sera di oggi (02/01/2008), arrivato a pagina 22 ho fatto un sobbalzo! Più di mezza pagina sulla Mail Art. Vi allego l'articolo, mi piacerebbe avere i vostri pareri e magari iniziare una bella e animata discussione... Pensavo che non avrei mai scritto la frase che segue: GRAZIE MASTELLA! ;-)

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Oltre alle considerazioni di ordine "pratico" sull'operazione eseguita, vorrei porre l'accento su alcuni punti che vanno oltre il singolo avvenimento.

Per primo la considerazione, del tutto personale, che quella eseguita da Bianchini non si possa considerare Arte postale. Proprio perchè secondo me non basta spedire una opera per posta per considerarla Mail Art, questo perchè in prima istanza l'opera è stata pensata per un altro medium (l'esposizione o in mostra o in collezione privata) poi e' stata utilizzata come oggetto da inviare a mezzo posta (ma poteva essere recapitata in qualsiasi altro modo).
Poi, almeno leggendo l'articolo (sopratutto il box), trovo molte contraddizioni: a partire dal titolo "La mia si chiama mail art: diffonde informazioni", essendo virgolettata dovrebbe essere una citazione dal Bianchini, lui stesso appena sotto si stupisce dello stupore... in quanto lui come artista contemporaneo suscitare emozioni è normalità. A seguire si scrive che l'opera in questione è stata inviata a quattro personalità Mastella, D'Alema, Re del Marocco, Ambasciatore Marocco... Ora, visto quanto scritto prima, non mi è chiaro se nell'intento dell'artista sia stata "migliore" la reazione d'indifferenza di D'Alema e dei marocchini oppure quella di Mastella (quasi sicuramente non dovuta alla sua volontà ma piuttosto alla solerzia della Digos)... A seguire si legge che l'invio non aveva nulla di "eversivo" e che la reazione è stata "isterica". Se per eversivo s'intende l'intento terroristico (di minaccia violenta) sono d'accordo, ma per me eversivo si può intendere come sovvertimento radicale dell’ordine costituito compiuto con atti rivoluzionari e qui il tipo di azione calza a pennello. Poi il concetto d'isteria: come artista contemporaneo (che crea emozioni, meglio se forti) non dovrebbe essere abituato a sucitare questa "nevrosi in cui i conflitti psichici inconsci provocano un sentimento d’angoscia che tende a legarsi a situazioni o a oggetti particolari e da cui derivano, come meccanismi difensivi"... Lo facevano anche i surrealisti, oppure no.
A chiusura, ciliegina sulla torta, l'artista, frastornato, preferisce sottrarsi alle polemiche e rimanda al suo sito internet con opere e curriculum... Bha!
Il tutto suona un po' come furbetta autopromozione...

Ma tutto questo fatto mi da, e dovrebbe darlo anche a voi, uno spunto di riflessione sui meccanismi e sugli intenti dell'arte postale.
Per prima cosa vorrei che guardaste lo schemino che ho postato in precedenza, in esso ho cercato di focalizzare tre momenti di divulgazione dell'arte postale
1/Tra artista e artista
2/Tra artista e non artista (nel senso di persona comune)
3/Tra artista e VIP (personaggio noto)
Se nel primo caso, avendo dei "codici" in comune, la comunicazione risulta facilitata e si crea correlazione tra le parti, con anche la possibilità di sensibilizzazione di altri, tramite mostre o blog. E' anche vero che questa comunicazione resta ristretta in ambiti limitati e quindi ottiene risultati informativi limitati.
Il problema del caso due è la mancanza di "codici" comuni che quindi vanificano la comunicazione in quanto non viene compreso il meccanismo.
Questo fatto si ripete anche nel terzo caso, ma data la notorietà del personaggio ricevente, questo viene travalicato (ovviamente sempre con il suo consensenso) e quello che era una comunicazione artista/VIP si trasforma in artista/media. Dato questo passaggio l'amplificazione della comunicazione è esponenziale.

Sarebbe interessante analizzare quello che potrebbe essere la risonanza se al posto di un singolo artista vi fosse un gruppo di artisti organizzati.

Claudio

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Curiosa faccenda! Io sono solo un "fiancheggiatore" dell'arte postale, mi piace affrancare le lettere in modo strano, con francobolli svariati. Ma a volte penso che, nella quasi scomparsa ormai dell'oggetto "lettera", soppiantato dalla e-mail e da altri mezzi, una qualsiasi busta affrancata, scritta a mano e spedita (e ricevuta) sia un po' un oggetto d'arte. Il caso del pacco a Mastella è particolare, naturalmente.

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Ogni tanto capita, che con un'operazione artistica si smuovano le acque del mare magno della vita, ma come in questo caso più per un fraintendimento che per una reale portata dell'azione. E' un bene, soprattutto per il povero Al Kassim, e per noi, riportare alla mente in quale situazione di ingiustizia e di prepotenza siamo quotidianamente immersi. Ma il nostro fare nell'Arte Postale non è rivolto a far parlare i giornali (se accade... pace!) ma ad un lavorio continuo per trasformare noi stessi ed il modo di concepire l'arte e quindi il mondo intorno a noi; a costituire reti di persone che vivono la creatività come uno stile di vita, che si scambia informazioni, opere, stimoli e presta attenzione agli altri ed all'ambiente, in modo sì, da denunciare tutto ciò che di negativo ci si para davanti, ma anche con la voglia di creare ambiti dove vivere meglio.
Insomma l'Artista Postale, per essere tale, non ha bisogno di patentini o della notorietà data dai giornali o dal critico di turno perchè è già cosciente di esserlo e non deve chiedere il permesso per entrare "in un luogo dove chi entra sa già chi è!"

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Franco,
Condivido la tua solidarietà a Al Kassim, che infatti non e' mai stata in discussione.
Come condivido il tuo discorso su "patentini" e "notorietà", io nel mio ultimo intervento scrivo di come può essere comunicato e diffuso quello che tu scrivi: "un lavorio continuo per trasformare noi stessi ed il modo di concepire l'arte e quindi il mondo intorno a noi...". Converrai con me che il circuito della Mail Art è per certi versi RISTRETTO (anche se in campo planetario) e che quindi diffonde il messaggio in una frazione infinitesimale.

Ciao Claudio

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Caro Claudio,

ho stampato proprio in questo momento l'articolo relativo a Mastella e l'ho letto con attenzione, ma ciò che emerge immediatamente è che la parola "mail art" viene usata per giustificare il contestato invio, senza conoscere l'effettivo significato della mail art, un invio che ha tanto il sapore di opportunismo per fare conoscere
in poco tempo a tutti (e lo dimostra il fatto che siamo qui a parlarne) le opere dell'artista che, diversamente, chi conosceva? In ogni caso qualsiasi stravaganza puo' servire per farsi pubblicità, ma occorre fare attenzione a non andare in terreni delicati con la facciata della solidarietà..... Non ho nient'altro da aggiungere....Ciao Anna

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Anna, in sostanza hai la mia stessa impressione. Io in tutti gli interventi in questo forum e anche nel cappello iniziale ho sopratutto posto la mia attenzione sulla questione del modo di comunicare e di fare comunicazione; se è vero che l'Arte è comunicazione e la Mail Art lo è ancora di più tutti quelli che fanno Mail Art si dovrebbero interrogare su questo. Il fatto che Tizio a spedito a Caio una scultura e Sempronio ha reputato questo una forma di minaccia non ha nessuna importanza trovo importante capire i meccanismi.
Ed è questo che cerco di fare CAPIRE tramite e con voi.
Grazie per il tuo intervento.
Ciao
Claudio

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Claudio, che dire? Sono 23 anni che partecipo, con alti e bassi, alle attività di scambio.conoscenza.diffusione dell'Arte Postale, ho incontrato, scambiato e conosciuto centinaia e centinaia di artisti o creatori o volenterosi o curiosi ma coloro che proseguono, comprendendo fino in fondo il mesaggio, sono solo una percentuale -che devo dire "alta"- gli altri svaniscono.
Con Creativa, come hai scritto, tento di diffonderla a tutti i livelli, compresa la scuola, e cerco, insieme agli artisti convenuti, di scoprire anche nuovi modi di stare insieme nell'ottica dello scambio e della comunicazione; Anna Boschi attraverso i Mailartincontriamoci e con i progetti fa lo stesso da anni; come Vittore Baroni con la sua inarrestabile attività di progetti collettivi e la diffusione attraverso libri ed articoli; ed ora questo sito che tu hai creato e messo a disposizione del circuito per un dibattito ampio ed aperto; e tuti gli altri che qui non menziono ma che portano ogni giorno il loro contributo fondamentale.
Ma una cosa voglio dirti, che l'Arte Postale, come tutto ciò che trasforma il nostro essere e ci fa diventare qualcun altro, con un diverso obbiettivo (io almeno l'ho vissuta così), non può essere diffusa senza essere praticata con intima partecipazione, ed occorre tempo ed anche pazienza.
Vedi Carlo Molinari (scusami Carlo se ti porto come esempio!) si considera un "fiancheggiatore", legge i nostri interventi, partecipa è curioso... ma cos'è quest'Arte Postale? Io posso dirti e dirgli che nessuno saprà spiegargliela fino in fondo ma che la scoprirà da solo con la pratica e, come dice Anna, occorre essere generosi ed arrivare a donare qualcosa di sé.

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Franco,
tu, come diversi altri, state facendo molto per l'arte postale e la cosa ha maggiormente valore dal momento che lo fate senza interessi personali e con limpida onestà intellettuale! Ma ha questo punto chiedo a te e agli altri, quali possono essere gli spunti, le idee, le iniziative per andare oltre... Perchè quando si parla di Street Art quasi tutti sanno di che cosa si tratta (anche se in modo superficiale) e quando si dice Mail Art vedi sguardi vacui, o peggio...
Sia chiaro che in nessun modo parlo del mercato dell'arte, quello non è l'obbiettivo e nemmeno il mezzo per dare risonanza alla Mail Art.
Insomma cosa dovrebbe fare Maometto se la montagna non viene da lui?
Ciao
Claudio

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Tutti conoscono la Street Art( in modo più o meno superficiale), da quando questo modo di fare Arte è entrato ufficialmente nei circuiti tradizionali e di conseguenza nel mercato. Amando e praticando da anni l'Arte di Strada, mi stupì vedere artisti milanesi, che conosco e stimo, uscire dal Leoncavallo per entrare al P.A.C. con Sgarbi, vedere le opere degli stessi a una televendita ecc. ecc.
Questo è uno dei motivi per cui la Sreet Art è conosciuta (più o meno) e la Mail Art poco.
Non sono un esperto in comunicazione, e non sono in grado di elaborare strategie , per dare una maggiore
risonanza alla nostra Arte. Nel mio piccolo, ho all'attivo un solo progetto che ho presentato in due mostre,
grazie a queste esposizioni ho avuto la possibilità di parlare con moltissima gente. Nonostante lo stupore iniziale, la maggior parte non conosceva l'Arte Postale, devo dire che l'accoglienza è stata ottima, ho trovato persone molto interessate e ricettive ai nostri messaggi.
Ciao
Mariano

Rispondi

Mariano, anche io penso di avere avuto il medesimo disagio nel vedere la Street Art in televendita... E mi sono domandato se un'arte cosi contestualizzata non venisse in questo modo decontestualizzata (perdona il bisticcio di parole). La mostra al Padiglione d'Arte Contemporanea, mi ha dato meno fastidio (a parte la presenza di Sgarbi -ovviamente), forse perchè penso che una documentazione e storicizzazione di qualsiasi espressione artistica sia giusta. Qualcuno potrebbe dire che questi passi portano inevitabilmente al mercato dell'arte e all'omologazione... Probabilmente è così, è sempre avvenuto e forse è inevitabile... Non so.
Anche io come te ho cercato e cerco di promuovere l'Arte Postale, tramite i miei progetti in collaborazione con riviste e altro. Anche io ho incontrato persone che, una volta spiegato le idee i meccanismi della Mail Art, si sono dimostrati entusiasti. Ed è appunto per questo mi interrogo sulle possibilità di ampliare la sua conoscenza. La parte difficile, forse, non è il trovare strategie di comunicazione per fare ciò, ma fare questo senza snaturare la Mail Art stessa.

Ciao
Claudi0

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Anna Boschi, ha ragione su tutto quello che ha scritto.
Condivido in pieno la sua concezione del donare.
Quella di Bianchini,se è stata una mossa concertata per fare della pubblicità c'è riuscito,ma tutto ciò,non ha
nulla a che vedere con la Mail_Art. Ciao a tutti.

domenico.

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Cari amici,
poco importa se questo particolare tipo di invio postale (il manichino o scultura) possa essere definito o meno MAIL ART. Ciò che a me interessa è il gesto di protesta che l'artista ha voluto compiere con la sua azione per denunciare una (presunta) ingiustizia consumata nei confronti di un uomo. Scrivo presunta in quanto le scarse notizie del caso le ho apprese da un giornale e non sono in possesso di maggiori informazioni. Il mondo dell'arte e in particolare della MAIL ART dovrebbe aprirsi più spesso e partecipare alla vita della gente comune, ai problemi della società, gravi problemi ai quali un artista dovrebbe essere più sensibile. Recentemente a TORINO sette operai metalmeccanici sono morti BRUCIATI per compiere il loro lavoro. Non mi risulta che qualcuno del MONDO DELL'ARTE abbia inoltrato una protesta al ministro del lavoro.
Lancillotto Bellini

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